Le nuove generazioni delle radici tarantine sembrano andare decisamente controcorrente rispetto alla forma mentis che ha caratterizzato le classi sociali della città negli ultimi decenni. Nuove attività, nuovi eventi, nuove idee che, sebbene attraverso non poche difficoltà, provano a farsi strada in un ambiente che sembra non lasciare spazio ai giovani. L’amministrazione della città sembra provarci, ogni giorno, la propria inadeguatezza nei confronti delle grandi sfide del post 2020: impresa, ambiente, cultura, sostenibilità, trasporti, urbanistica. 

Per chi vive la città, è facile notare quante attività commerciali abbiano lasciato il segno e quante altre, invece, hanno chiuso e continuano a chiudere. La Taranto che vuole rinascere oggi, trova la sua genesi nella grande forza di volontà e nel suo ambiente unico, descritto da Orazio attraverso i profumi della terra che potevano avvertirsi da decine di chilometri dalla costa Jonica. 

Nella rete di idee e relazioni che nascono dalla volontà di grandi personalità della nostra terra, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Andrea Marangi, titolare del locale tra i più conosciuti della provincia,  Vista Mare di Taranto.

Andrea ci racconta ci di come è nata la sua idea e di quali ostacoli abbia dovuto affrontare per realizzare il suo sogno, e per questo gli abbiamo posto alcune domande.

Vista mare nasce da una battaglia che il suo titolare, Andrea, ha combattuto da solo. Nasce dal sogno di portare a Taranto la cucina con prodotti tipici della propria terra e del proprio mare. 

Andrea ci spiega come, negli ultimi vent’anni, Taranto sia stata “succube” dell’importazione di prodotti del pescato da tutta la regione, senza valorizzare la propria offerta interna. Questo ha condotto ad una svalutazione del prodotto tarantino ed un sensibile innalzamento dei prezzi nella ristorazione. 

Lo staff di vista mare utilizza latticini, verdure, prodotti di contorno, pane e pesce esclusivamente del tarantino, a kilometro 0 – fatti salvi prodotti naturalmente non producibili nelle nostre terre – al fine di produrre un concetto di “fast food” innovativo: cucina rapida con prodotti freschi e del territorio, a prezzi accessibili per tutti.

Proprio da qui nasce la considerazione di cosa mancasse nel panorama gastronomico della città, come format di locale dedicato alla cucina di pesce. Vista Mate viene ideato come Il “fast food” di pesce della città di Taranto. Secondo Andrea, nella realtà della ristorazione cittadina, serviva un format di cucina diverso, che non costringesse le persone a dover sacrificare il proprio portafoglio o avere sempre un occhio al prezzo per poter mangiare del pesce di ottima qualità; per di più in pieno centro storico della città, vista Ponte girevole. “Il menù” ci dice, “ è stato creato per esaltare i prodotti di Taranto”.

Andrea ci dice inoltre che ha deciso di non far pagare servizio e coperto ai clienti; e ciò è in controtendenza rispetto ai locali di tutte le grandi città dove, in centro storico, si è soliti pagare la location, il servizio, lo staff della cucina; “La gente paga solo quello che mangia. Coperto e servizio lo mettiamo noi. Il cliente non deve avere paura di mangiare il pesce in centro e temere per il proprio portafoglio”.

Il fast food di solo pesce, veloce, smart, con prodotti di qualità, non sembra essere mai esistito in città. Il target dei clienti varia dal ragazzo di 18 anni all’anziano, dal professionista al turista. “Abbiamo come clienti dei signori stranieri, anziani, che ogni anno vengono da Liverpool per mangiare la frittura di triglie. Qui la possono mangiare in pieno centro e pagarla 8 euro”.

Ad Andrea abbiamo chiesto inoltre quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate prima e durante l’apertura del locale. 

Fare impresa in Italia è molto difficile. I problemi ci sono stati e li abbiamo risolti con molta fatica. Soprattutto per quanto riguarda le licenze ed il rapporto con la pubblica amministrazione. Per questo non mi sento di giudicare chi abbandona l’Italia.”. 

La sede di apertura del locale non ha coadiuvato l’iter amministrativo per ottenere le autorizzazioni necessarie: un palazzo storico in pieno borgo, in ragione del quale Andrea ha dovuto lavorare con specifici professionisti per aggiungere valore al complesso edilizio.  

Nonostante le tante difficoltà e le negligenze dell’amministrazione locale noi siamo stati fiduciosi e siamo andati avanti. Abbiamo deciso con tanta sofferenza di rimanere nella nostra città, ed io ho dato tutto me stesso.

La nostra ultima domanda ha riguardato le prospettive per il futuro nella visione di un giovane imprenditore tarantino. Come può essere vista la Taranto del futuro

Andrea ci testimonia di come la gente abbia accolto con positività l’apertura del suo locale e di come i tarantini, anche non della zona del borgo, dimostrino la loro benevolenza e simpatia nei confronti del format di cucina e di servizio da lui proposti.  

La Taranto del futuro si basa su eventi come le olimpiadi del mare, il Sail gp, la costruzione del cineporto, l’attrazione turistica, il ritorno dei giovani. Ai miei ragazzi dico sempre che poter vincere nel nostro territorio, assolutamente non facile dal punto di vista lavorativo e sociale, significa poter vincere ovunque. Questo è un modo per riscattare la città ed i cittadini. Se posso dire di aver vinto qui, posso vincere ovunque nella vita”. 

Ovviamente, secondo la nostra considerazione, la strada da fare è ancora molto lunga. La Taranto del futuro necessita di infrastrutture solide e di qualità, lontane dalla realtà strettamente industriale: trasporti, linee ferroviarie, urbanistica sostenibile ed innovativa, verde urbano, cura degli spazi pubblici, università, biblioteche. E la lista è ancora lunga. 

Tuttavia, Andrea riesce a darci una visione più mitigata del nostro pessimismo ragionato:  

Forse qualcosa sta cambiando davvero. L’abbiamo sempre detto, negli ultimi vent’anni. Tuttavia adesso, forse, possiamo dire che noi tarantini stiamo cominciando a prendere consapevolezza di quanto vale la pena lottare per il benessere della propria terra. Dalle piccole azioni si passa alle grandi trasformazioni. Insomma, il tutto è più della somma delle singole parti”.

Il Museo più importante del sud Italia ed uno dei più importanti in Europa per la conservazione di reperti della Magna Grecia, il Castello Aragonese, che nell’era pre-covid ha computato oltre 200mila visitatori. Queste sono cose che i ristoratori del borgo hanno visto, e devono poter rappresentare le basi del futuro. 

Andrea ci lascia con il sogno che, magari tra qualche decennio, Taranto possa diventare “la California del Sud”, con l’impegno di tanti giovani che oggi combattono per la città, dalle associazioni agli imprenditori, da chi ancora crede nell’alternativa all’industria ed alla desolazione culturale. 

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