Sono stato uno dei 26.000 giovani medici che quest’anno ha tentato il concorso di specializzazione e che è in attesa della pubblicazione delle prime graduatorie, prevista per il 5 ottobre, ma attualmente bloccata per via dei tantissimi ricorsi arrivati.                          Purtroppo, nonostante la grave carenza di medici in Italia, la metà di noi non potrà entrare da nessuna parte.   Quando 6 anni fa la riforma per l’accesso alle specializzazioni tolse potere ai baroni locali rendendo il concorso nazionale, tutti pensavano di aver definitivamente risolto il problema.
In realtà, la riduzione del numero di posti ha fatto gradualmente accumulare migliaia di laureati che, anno dopo anno, sono stati lasciati fuori dalle Scuole di Specializzazione.                          Quando si parla di “imbuto formativo” si parla proprio di questa situazione.    Oggi, nonostante il Governo sembri aver finalmente capito il problema, restano ancora fuori 8000 “camici grigi”, cioè medici non specializzati in perenne attesa di superare il concorso.
Cosa fanno questi per sbarcare il lunario?
Si fanno una concorrenza al ribasso, tra guardie mediche e sostituzioni.
Niente ferie, niente malattia, niente maternità.                                       
Una generazione di precari che rende l’Italia il Paese europeo con la più alta percentuale di finte partite iva tra giovani medici.
Per questo i fortunati che riescono ad entrare in specializzazione spesso si trovano costretti a scegliere un reparto dove non volevano andare, in una città dove non vorrebbero vivere.
Magari uno che voleva fare il pediatra a Napoli, dovrà andare a fare il neurochirurgo a Trento.
Una generazione con la valigia in mano.
Di questi, una parte si rassegnerà a proseguire il percorso che è toccato loro in sorte.
Altri abbandoneranno e riproveranno l’anno successivo.
Più di 1500 invece decideranno di andare all’estero. Ogni anno.
Spesso in televisione si sente dire che in Italia mancano medici.
Questo è vero solo in parte, in realtà a mancare sono i medici specializzati, e la situazione peggiorerà sempre di più.
Infatti in Italia i medici sono i più anziani d’europa, siamo l’unico Paese dell’Unione nel quale la maggioranza di medici hanno più di 55 anni.
Nei prossimi 4 anni ne andranno in pensione 40 mila.
Per fare un esempio, in Puglia entro il 2024 il 51% dei medici andrà in pensione.
Una vera e propria emorragia che potrebbe mettere a dura prova la tenuta degli ospedali pubblici.
Davanti a questo scenario la soluzione più semplice ed economica sarebbe un intervento del Ministero della Salute. Se usassero lo 0,1% dei soldi in arrivo con il Recovery Fund per aumentare le borse di specializzazione in medicina, si risolverebbe il problema della carenza di medici per i prossimi 15 anni.
In alternativa la Regione Puglia potrebbe aumentare le borse di specializzazione regionali (attualmente solo 30, contro per esempio le 192 della Sardegna).
La tutela del diritto alla salute per tutti non può che passare da un serio investimento nella formazione dei professionisti sanitari.

di Cesare De Virgilio

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