Passeggiando per il lungomare di Taranto, a chi di noi non è capitato di vedere  adagiate sopra gli scogli delle sirene scolpite nella pietra? Quanti di noi si sono chiesti il motivo della loro realizzazione? Da bambino credevo fossero state messe per abbellimento. Mare, sirene.

Per comprenderne il motivo, il senso, la storia, dobbiamo andare a ritroso in un tempo indefinito: forse 2.500 anni fà, chissà. Ma diamoci dei punti di riferimento, andando indietro nella storia in un tempo definito. Siamo a cavallo tra XIV e il XV secolo, quando venne costruita la torre della Monacella nei pressi dell’attuale “discesa Vasto”, probabilmente in sostituzione o in miglioramento di una fortificazione già esistente. Ma cosa c’entra? Ci arriveremo.

Questa è la storia di due giovani novelli sposi: lei bellissima, lui un prestante pescatore. Il mestiere di lui costringeva la giovane moglie a passare interi giorni in solitudine e la sua bellezza attirò un ricco corteggiatore. Quest’uomo, approfittando dell’assenza del marito, la ricopriva di regali: gioielli, vestiti, profumi e rose.

Un giorno, lei raccontò tutto a suo marito, ma lui non si adirò della notizia. Subito dopo, la portò in barca nel golfo di Taranto. Navigando, qualcosa cambiò ( forse lei portava con sé uno dei regali del corteggiatore, una rosa mi piace pensare); lui la spinse giù, e se ne andò. Cosa spinse il giovane uomo a tale gesto!? Lui la amava! Il forte ragazzo se ne pentì subito e tornò in barca a cercarla. Piangendo sullo specchio d’acqua del misfatto.

Lei non era morta. Mentre si dimenava in acqua, poiché non sapeva nuotare, venne avvolta da un banco di schiuma e portata sott’acqua da un gruppo di sirene. Divenne sirena anche lei e le sue salvatrici, ammaliate dalla sua bellezza la incoronarono regina, e il suo nome divenne Skuma.

Le sirene, sentendo piangere il marito, lo tirarono giù dalla barca e lo fecero loro prigioniero. Skuma vide che era il suo amore e implorò di risparmiarlo, di lasciarlo andare. Così fecero.

Skuma visse come una prigioniera in quel castello fatato, voleva incontrare nuovamente, a tutti i costi, il suo amato.

Il giovane ragazzo, triste e solo, un giorno incontra una fata, la quale gli  dirà che l’unico modo per salvare la sua sposa è recuperare il fiore di corallo bianco nascosto nel castello, costantemente sorvegliato dalle sirene. L’amato di Skuma e la fata avevano un piano: distrarre le sirene con dei gioielli, avuti grazie alla vendita di tutti i beni del pescatore, il quale tenne per sé soltanto la barca per andare nel golfo, al fine di attirare le sirene. 

Contemporaneamente, la fata avvertì Skuma di recuperare il fiore di corallo nascosto. Così, i due amati salirono, insieme, in barca e fuggirono.

Quasi arrivati alla costa una grande onda prese con sé le sirene che inseguivano la barca e  tutte vennero ingoiate dal mare; purtroppo, però, il mare e la schiuma ( forse generati con un incantesimo della fata ) inghiottirono anche l’impavido amante. 

Skuma ne uscì distrutta e si fece monaca.

Aspettò suo marito per sempre, con la tonaca, sopra a quella che è stata la torre della Monacella.

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