Contrariamente a ciò che si pensa, quella che talora è definita “l’Europa dei poteri forti”, in realtà prevede degli strumenti di partecipazione popolare, tesi a rendere i cittadini europei sempre più protagonisti delle scelte unionali. Uno di questi strumenti è il c.d. diritto di iniziativa, disciplinato dai Trattati e dal regolamento n. 211/2011. L’art. 11, comma 4, TUE, infatti, stabilisce che almeno un milione di cittadini dell’UE, residenti in un numero significativo di Stati membri «possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei trattati». Il regolamento n. 211/2011, invece, prevede i criteri e la procedura per il diritto d’iniziativa. Esso stabilisce che, prima di tutto, va costituito un comitato promotore composto da non meno di sette persone residenti nei diversi Stati membri. La Commissione europea, entro 2 mesi, verificata la propria competenza in materia, registra l’iniziativa. Successivamente si apre la fase della raccolta firme ad onere degli organizzatori, che deve avvenire nel tempo massimo di un anno. Sono, quindi, necessarie almeno 1 milione di firme, provenienti da non meno di un quarto degli Stati membri secondo una soglia fissa stabilita per ciascun Stato membro, pari al numero dei parlamentari europei eletti in quella nazione, moltiplicato per 750. Una volta verificata la veridicità delle firme, la Commissione esamina l’iniziativa, incontra gli organizzatori ed entro tre mesi comunica motivatamente se decide di agire o meno. In caso positivo, l’iniziativa è accolta dalla Commissione e gli organizzatori potranno presentarla in un’audizione pubblica al Parlamento europeo. In caso negativo, contro la decisione della Commissione di rigettare la proposta, può essere presentato un ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Una nuova iniziativa popolare europea è stata sollecitata dallo scoppio dello scandalo dei “Monsanto Papers”, nel quale la multinazionale dei prodotti fitosanitari è stata accusata di aver praticato il c.d. ghostwriting sugli studi sulla sicurezza dei propri prodotti. La preoccupazione di molti cittadini europei sui possibili effetti cancerogeni correlati all’utilizzo dei pesticidi ha creato le basi per l’iniziativa “Vietare il glifosato e proteggere le persone e l’ambiente dai pesticidi tossici”, avviata il 25 gennaio del 2017, con lo scopo di sollecitare la Commissione europea affinché proponesse agli Stati UE di: vietare gli erbicidi a base di glifosato, un composto chimico che alcuni ritengono possa essere causa del cancro negli esseri umani; garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione regolamentare dell’UE si basi unicamente su studi pubblicati e commissionati dalle autorità pubbliche competenti; fissare obiettivi di riduzione obbligatori per l’uso dei pesticidi al livello dell’UE.

Il 2 luglio del 2017 questa proposta è stata chiusa; essa ha raggiunto 1.070.865 firme ed è stata la quarta iniziativa dei cittadini europei ad aver soddisfatto i requisiti di cui al regolamento sopracitato. La Commissione ha accolto con favore la mobilitazione dei cittadini riguardo l’uso dei pesticidi in Europa e l’iniziativa ha fornito un’opportunità per riesaminare il sistema normativo in materia di prodotti fitosanitari dell’UE. La Commissione, il 12 dicembre del 2017, ha dichiarato che continuerà ad analizzare tale sistema nell’ambito della valutazione del programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione (REFIT). La stessa ha, inoltre, sottolineato che conseguire un uso sostenibile dei pesticidi mediante l’attuazione della direttiva sull’utilizzo degli stessi, contribuirebbe a rispondere alle preoccupazioni alla base dell’iniziativa dei cittadini.

In merito al primo obiettivo determinato, relativo al divieto dei diserbanti a base di glifosato e suoi co-formulanti, la Commissione, considerato che gli studi scientifici dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) non evidenziano una correlazione tra questa sostanza ed il cancro umano, ha ritenuto che non sussistano motivi giuridici o scientifici che giustifichino la messa al bando del glifosato, rinnovando così la licenza dell’utilizzo dello stesso per altri 5 anni.

Con riguardo al secondo obiettivo, la Commissione ha ritenuto che, per garantire la fiducia del cittadino nelle valutazioni scientifiche e nei processi decisionali, è fondamentale che nelle stesse vi sia un alto grado di trasparenza. Inoltre, la Commissione ha confermato anche l’importanza attribuita alla qualità e all’indipendenza degli studi scientifici su cui si basano le valutazioni del rischio effettuate dall’EFSA. Pertanto, considerati i risultati del controllo sull’adeguatezza della legislazione alimentare generale, entro maggio 2018, la Commissione avrebbe dovuto presentare una riforma su questi e altri aspetti riguardanti la governance dell’EFSA. Al momento siamo ancora in attesa di questa proposta, ma l’approssimarsi delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo rende un intervento su questa materia alquanto improbabile.

Infine, per quanto riguarda il terzo obiettivo, la Commissione ha affermato che moltiplicherà gli sforzi per una costante e misurabile riduzione dei rischi derivanti dall’uso dei pesticidi, istruendo gli Stati membri a migliorare i propri piani d’azione, con il fine di fissare obiettivi più chiari e misurabili per la riduzione dei rischi. Per questi motivi, la Commissione ha introdotto degli indicatori di rischio armonizzati, al fine di consentire il monitoraggio delle tendenze a livello dell’UE e utilizzare i dati così ottenuti come base per le future opzioni strategiche. Concludendo, la Commissione ha affermato che riesaminerà la situazione in occasione della propria relazione al Parlamento e al Consiglio del 2019.

Durante l’audizione del comitato dei promotori, svoltasi il 20 novembre del 2017 presso il Parlamento europeo, la notizia del rinnovo della licenza sull’utilizzo del glifosato per altri 5 anni ha provocato malumori tra i deputati europei, poiché l’indirizzo adottato dalla Commissione si discosta da quanto stabilito dalla risoluzione (atto non vincolante) approvata dallo stesso Parlamento il 24 ottobre 2017 in merito al progetto di regolamento della Commissione sul rinnovo dell’uso di tale sostanza. Il timore dei parlamentari si fondava soprattutto sul parere discordante sulla correlazione cancro-glifosato da parte dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Lione). Secondo quanto stabilito dal Monographs Volume 112 di tale Agenzia, infatti, il glifosato ed altri due insetticidi (malatione, diazinone) sono stati classificati come «probabilmente cancerogeni per gli umani». Il parere dell’Agenzia si fonda su alcuni studi portati avanti a partire dal 1990 dall’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (US EPA), i quali hanno evidenziato una limitata possibilità per il genere umano di contrarre il linfoma non-Hodgkin.

Per fare ulteriore chiarezza sulla questione, durante la sessione plenaria che si è tenuta tra il 5 ed l’8 febbraio  2018, il Parlamento di Strasburgo ha istituito una Commissione speciale sulla vicenda, denominata Commissione sulla procedura di autorizzazione dei pesticidi da parte dell’Unione europea (PEST) che ha il compito di valutare i potenziali conflitti di interesse e le eventuali mancanze nella procedura di autorizzazione dei pesticidi e di vigilanza sul ruolo delle agenzie dell’UE nella procedura sopraccitata. La Commissione speciale, istituita con un mandato di nove mesi, presenterà al voto della seduta plenaria del Parlamento europeo di gennaio del 2019 una relazione finale, contenente le conclusioni dell’inchiesta e le raccomandazioni per il futuro.

In definitiva, l’iniziativa “Vietare il glifosato e proteggere le persone e l’ambiente dai pesticidi tossici” ha portato alla ribalta, attraverso uno strumento di democrazia partecipativa di diritto UE, il legittimo timore, manifestato da una larga parte di popolazione europea, sull’utilizzo dei pesticidi nella produzione di alimenti destinati al consumo umano. La presenza di studi contrastanti sulla correlazione del glifosato e dei suoi co-formulanti con il cancro umano aumenta il timore dei cittadini sulla questione e rende necessario fare chiarezza in merito a ciò. Il parere positivo della Commissione europea sulla riduzione costante e misurabile dei rischi derivanti dall’uso dei pesticidi, peraltro, sembra essere in netta contraddizione con la proroga per ulteriori 5 anni dell’uso del glifosato. Inoltre, l’utilizzo di un solo studio scientifico riguardante il glifosato non fa altro che rendere meno nitida la questione. Il Parlamento europeo, tenuto conto della difformità di vedute sulla questione, ha accolto queste preoccupazioni, istituendo una Commissione parlamentare speciale, che potrà fornire delle proposte concrete per garantire ai cittadini europei di mangiare, bere e respirare in maggiore sicurezza. Non ci resta che porre fiducia nelle scelte dei nostri rappresentanti unionali.

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