Il tema ricorrente nel parlare di Europa, nei suoi svariati pregi e difetti, rimane quello del Fiscal Compact. Lo fa in questa occasione il Prof. avv. Giuseppe Chiarelli che nel suo intervento, tenutosi durante il dibattito ospitato all’interno della Sala Consiliare, nel Palazzo Ducale di Martina Franca, traccia le linee di una riflessione più ampia.

-L’analisi del Fiscal Compact ha radici ben più profonde. Ne trattava già il giurista G. Guarino il quale più volte sostenne che il Fiscal Compact sia contro la normativa Europea.

-Le norme dei trattati già avvenuti nel tempo sono entrate fin dal principio nel nostro ordinamento giuridico perché non in conflitto con i principi garantiti dalla nostra Costituzione. Possiamo quindi in sintesi affermare, che gli accordi intergovernativi non hanno valore di trattato e contengo al loro interno talvolta principi contrari ai valori sanciti dalla Carta Costituzionale.

-Si chiarisce subito, quindi, come il Fiscal Compact sia un punto nevralgico sul quadro Europeo.

-La domanda da porsi è perché gli Stati membri continuino a rispettarlo, visto che ancora non è stato recepito in alcun trattato – neanche in quello di Lisbona- e cosa abbiano fatto gli Stati Membri, ed in questo contesto l’Italia, per far sì che gli enti territoriali concorressero per la riduzione del debito pubblico.

L’Italia in questo senso, con la legge Cost. del 2012 ha previsto all’art. 119 che gli enti territoriali possano competere, attraverso lo strumento del Patto di Stabilità, ai macro obiettivi della finanza pubblica, nella presentazione dei Bilanci. Conclude l’intervento affermando che vi è il bisogno di saper focalizzare gli strumenti positivi, come gli spazi finanziari.

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