Astrofotografia dello spazio di Luca Dinoi

Mi chiamo Luca Dinoi, e nella vita svolgo la professione di maestro di tennis. 

Ho tantissime passioni, ma quella che più mi attrae è sicuramente la passione per l’astronomia. Da quando ero piccolo, passavo le notti fuori al balcone di casa con un telescopio rifrattore Konus. Ovviamente, non avendo inseguimento stellare, facevo soltanto osservazione con degli oculari molto modesti, e qualche volta provavo a scattare delle immagini con una webcam del PC. 

Passati anni da quel momento, ho deciso di acquistare un telescopio Dobson 150/1200 della Skywatcher per godermi di nuovo quei momenti fantastici ad osservare lo spazio ed i pianeti. Dopo varie osservazioni, la voglia di scattare qualche immagine cresceva sempre di più, fino a spingermi all’acquisto del primo setup per iniziare a fare astrofotografia.

Pensando a vari modelli di telescopi, la scelta è ricaduta su un apparecchio a specchi invece che a lenti, sia per il costo, sia per evitare aberrazioni cromatiche.

Con un bel colpo di fortuna, sono riuscito a trovare quello che stavo cercando: Telescopio Newton 200/1000della Skywatcher con montatura equatoriale eq6 pro e rifrattore guida con camera qhy monocromatica. 

A questo punto è iniziata la ricerca di una bella Reflex non troppo costosa da poter dedicare all’astrofotografia.

Trovata la fotocamera, ho capito subito che la semplicità di utilizzo che regala una reflex non ha eguali: la si monta sul telescopio, e subito si è pronti a fare qualche scatto usando il Live view per centrare bene l’oggetto che si intende fotografare. 

Fotografia di una nebulosa, Luca Dinoi

Purtroppo, dopo un po’ di tempo, mi sono accorto che per quanto usare una reflex possa risultare semplice, si hanno dei limiti abbastanza importanti. Per prima cosa, i filtri posti davanti al sensore di una reflex non permettono alla luce infrarossa di passare, e quindi senza ombra di dubbio, vanno rimossi. Operazione molto complessa perché bisogna smontare tutta quanta la reflex, per raggiungere questi filtri e poterli rimuovere. Fatto questo, ho dovuto fare i conti con un altro problema non di minore importanza, ovvero, la temperaturadel sensore si alzava durante scatti molto lunghi dai 300 ai 600 secondi, fino a riempire l’immagine di rumore termico. 

Ho dovuto con molta calma e pazienza agganciare una barra di rame sul telaio in alluminio del sensore della reflex, per poterlo porre sopra una Cella di Peltier, e far sì che la temperatura potesse scendere anche di 20 gradi rispetto a quella ambientale.

Oggi, a distanza di un anno e mezzo, dopo tanti lavori e con più esperienza, possiedo un osservatorio completo ed una camera astronomica dedicata al cielo profondo. Posso dire che essendo più sensibile ed avendo un sensore raffreddato di parecchi gradi sotto lo zero, questa camera astronomica mi aiuta davvero tanto nell’acquisizione degli scatti. 

Tanto è vero che sono riuscito ad immortalare qualche galassia e nebulosa, con un dettaglio soddisfacente.

Vi invitiamo a visitare il sito di Luca, https://adastra2.home.blog

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