Italiani all'estero

Secondo i dati ISTAT del 2019, Il numero di italiani emigrati all’estero negli ultimi 10 anni si aggira attorno ai 899mila1. Secondo recenti stime, il Belgio accoglie attualmente più di 450mila cittadini italiani2, il che rende la comunità italiana una delle più importanti ed antiche in Belgio. 

Senza ombra di dubbio, la presenza delle istituzioni europee così come quella delle maggiori organizzazioni internazionali sul suolo belga contribuisce in buona parte a giustificare queste cifre. Ma la storia che lega l’Italia al Belgio ha radici più profonde.

L’antico legame fra i due Paesi, risale di fatto al già al Rinascimento, durante in quale i primi banchieri e mercanti d’origine toscana cominciarono a instaurarsi in Belgio. 

Questo legame trovò poi un più forte consolidamento durante il XX° secolo. Nel 1946, infatti, il Regno del Belgio e l’Italia firmarono un accordo che portò nel tempo circa 50mila italiani a lasciare il Bel Paese per il Belgio, al fine di essere occupati come minatori: uno degli esempi più emblematici di migrazione economica che l’Italia abbia vissuto.

Ad oggi, come precedentemente indicato, sono le istituzioni europee ad attirare un numero importante di italiani verso la capitale belga, Bruxelles. Ma il matrimonio italo-belga non si ferma al carbone ed ai palazzi di vetro.

Nella mia ancora breve, ma intensa, esperienza in Belgio, cominciata nel mese di marzo 2018, ho potuto constatare come il tricolore sia davvero dappertutto. Ristoranti, bar, ospedali, scuole, studi legali, pubblica amministrazione: dove c’è lavoro, c’è un italiano.

La domanda sorge dunque spontanea: cosa attira così tanti italiani in Belgio, generazione dopo generazione? 

Senza alcun dubbio, lo storico legame fra i due Paesi e il qualificarsi del Belgio come paese di arrivo più che di mero transito, hanno contribuito all’accrescimento della popolazione italiana nelle province belghe. Ma sono sicuramente la qualità della vita e dell’istruzione a giocare un ruolo centrale: sempre più italiani sono attirati dalla qualità delle università in Belgio e dalle possibilità di sviluppo professionale che conseguono all’ottenimento del titolo. 

Tuttavia, se c’è qualcosa che questi tre anni mi hanno confermato, è che il Belgio può essere “l’America”, per quei volenterosi che non hanno paura di sporcarsi le mani. 

Come è vero che le possibilità non mancano, è anche vero che sono spesso riservate a chi ha il coraggio e la volontà di coglierle. Non c’è spazio, in effetti, per chi attende oziando che l’occasione della vita bussi alla sua porta. La proattività la fa da padrona.

Sebbene noi Italiani siamo abituati a farci distinguere all’estero in virtù delle nostre competenze, della nostra volontà, del nostro mordente e delle nostre capacità di distinguerci, spesso quel che manca all’inizio di questo percorso, a chi decide di lasciare in bel Paese, è una conoscenza, seppur basilare, degli step da seguire prima di partire ed una volta arrivati nel Paese di destinazione.

Da qui nasce la volontà, in questo articolo e più in generale in questa rubrica, di dare dei suggerimenti che saranno sicuramente preziosi per chi, come me, vorrà osare, zaino pieno di speranze in spalla, e partire alla scoperta di questo fantastico Paese.

1. La lingua 

Il primo passo da fare concerne innanzitutto la lingua: nel Paese delle frites e della birra vigono tre lingue nazionali: il francese, il fiammingo ed il tedesco. Quest’ultimo è parlato quasi unicamente nei due cantoni di Eupen e Sankt Vith, dell’area detta del Cantone orientale.

Il fiammingo invece, sebbene sia parlato solo nella zona delle Fiandre e a Bruxelles, costituisce un importante atout: poter vantare una conoscenza di base della seconda lingua nazionale è un valore aggiunto non trascurabile, capace di aumentare, se non raddoppiare, le opportunità lavorative in Belgio. 

È necessario inoltre tenere a mente che gli stipendi sono mediamente più alti nelle Fiandre. Optare quindi per una città fiamminga potrebbe rivelarsi una scelta economicamente più vantaggiosa, ma linguisticamente più ardua. Il fiammingo, una variante dell’olandese, presenta più difficoltà di apprendimento per noi italiani rispetto al francese, con cui invece condividiamo le radici latine.

Una buona idea sarebbe, dunque, prima di partire, di cominciare a studiare le basi del francese, o del fiammingo, affinché la comunicazione sul posto non risulti troppo complessa e ci si possa già approcciare al mondo del lavoro o dell’istruzione. 

Infatti, sebben una gran parte della popolazione parli anche inglese, tutti i documenti ufficiali sono redatti nelle tre lingue nazionali. Una conoscenza, anche basilare, risulta dunque indispensabile al fine di poter muovere i primi passi in Belgio senza troppe sorprese.

Una volta sul posto, l’ideale sarebbe seguire dei corsi di lingua per affinare le proprie competenze. Perfezionare il proprio francese o il proprio fiammingo potrà sicuramente aprire numerose porte a coloro i quali sapranno approfittarne. E in questo frangente, non posso evitare di citare un altro grande punto a favore del Belgio, e di Bruxelles in particolare: il costo irrisorio (nullo qualora si rispettino determinate condizioni) dei corsi di lingua.

A tal proposito, se decidete di stabilirvi in regione bruxelloise, consiglio vivamente di dare un’occhiata ai corsi di lingua dell’EPFC e EIPSFC, situate rispettivamente nei comuni di Jette e Uccle. Per il fiammingo, invece, consiglio la Maison du néerlandais / Huis van het Nederlands.

2. L’iscrizione al comune di residenza

Un secondo passo importante riguarda l’iscrizione al comune di residenza belga in qualità cittadino di uno dei Paesi facenti parte dello SEE (Spazio economico europeo): tutti i cittadini europei hanno l’obbligo di segnalare la propria permanenza sul territorio belga, se questa supera i tre mesi. L’iscrizione al régistre des étrangers (registro degli stranieri) permette di ottenere un numero nazionale ed una carta E+, indispensabili per firmare un contratto di lavoro, aprire un conto in banca, iscriversi a diversi servizi, stipulare un contratto di affitto e molto altro. 

3. Lavoro & Università

Una volta regolarizzata la propria situazione in Belgio, probabilmente il passo successivo consiste nel cercare un lavoro o iscriversi all’università. 

Lavoro: diversi sono i siti internet che consentono di iscriversi come cercatori di lavoro. Fra i piu conosciuti e utilizzati, si possono citare: Indeed, Linkedin, stepstone.be, Actiris (specializzato nelle offerte di lavoro su Bruxelles), Vdab.be (Fiandre) e Forem (Wallonia). 

Ovviamente, un consiglio sempre utile è quello di cercare posizioni aperte anche sui siti internet delle compagnie e società per cui si desidera lavorare, avere un CV aggiornato e strutturato, accompagnato da una lettera di motivazione ben scritta.  

Seppur gli stipendi siano mediamente più alti a Bruxelles che in Wallonia, una variabile da tenere in conto è il prezzo degli affitti (che si avvicina ai prezzi di città come Bologna) e dei trasporti pubblici, il cui prezzo di aggira attorno ai 50€ mensili per gli over 24, mentre 50€ annuali per gli under 24. Se si amano le esperienze multiculturali e la condivisione degli spazi comuni, una possibilità da tenere a mente è la “colocation”, ovvero la condivisione con giovani lavoratori o studenti di un appartamento o di una casa. 

Università: Le iscrizioni alle università belghe aprono verso la fine di aprile o giugno, a seconda del tipo di iscrizione e della nazionalità dello studente, e si concludono verso la fine di settembre. I vari siti delle università offrono inoltre, in tempo di pandemia, delle visite guidate online. 

Nota a favore dell’istruzione universitaria belga è sicuramente il costo relativamente irrisorio, soprattutto se confrontate con altre realtà europee, di un anno accademico, che ammonta a 865€. Prezzo che risulta ancora più vantaggioso se si prendono in considerazione i servizi e la qualità offerta. Inoltre, a seconda della propria situazione economica e amministrativa in terra belga, uno studente europeo regolarmente residente in Belgio, può avere diritto a una riduzione del minerval (tassa unica d’iscrizione) e a vari sussidi rilasciati dalla Federazione Wallonie-Bruxelles (per maggiori informazioni: https://allocations-etudes.cfwb.be/)  e/o dal service social dell’università stessa. 

Il sistema universitario belga si organizza in due quadrimestri, alla fine dei quali vi è una sessione di esami. Una sessione extra è tuttavia prevista durante il mese di agosto, al fine di recuperare eventuali esami non passati. Buona parte degli esami è di natura scritta, ma vi si accostano spesso piccoli seminari, presentazioni e lavori pratici. 

Quindi, conviene studiare o lavorare in Belgio? 

Paese del surrealismo, della birra e del cioccolato, il Belgio rappresenta ad oggi una valida alternativa a numerosi altri Paesi europei più conosciuti e costosi, nonché un’ottima possibilità per chiunque abbia voglia di intraprendere un’esperienza all’estero, sia essa definitiva o meno. A mio avviso, la chiave per avere successo in terra belga si compone di tre grandi abilità: capacità di adattamento, tenacia e bienveillance.

L’unica vera sfida? Adattarsi al meteo! 

E come si dice in quel di Bruxelles, bonne chance !

Ilaria Pizzolla


Siti consultati

1 https://www.istat.it/it/files/2021/01/REPORT_MIGRAZIONI_2019.pdf

2 https://www.inca-cgil.be/informazioni-sul-belgio/

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