Correva l’anno 2008.

Nello scenario si manifestava per la prima volta in tutta la sua gravità la vicenda ILVA. Quello fu l’anno in cui la città di Taranto cominciava di fatto a sentire per la prima volta le parole “diossina”, “studi sanitari” e “perizie chimiche”.
Si generava una coscienza ambientalista assieme alle prime marce di protesta civile lungo le strade della Città.
C’era la consapevolezza a quei tempi, quando questa storia ebbe inizio, di essere in pochi; Eppure, nonostante tutto, nei giorni quel numero cominciò a crescere. La voce si propagava casa per casa, ci ritrovammo in numerosi e sotto il cartello “Altamarea” organizzavamo la manifestazione che raccolse 20 mila partecipazioni. Nell’aria c’era molto entusiasmo.
Con il 26 Luglio 2012 le nostre speranze trovavano l’atteso colpo di scena: si sequestrava l’area a caldo. Sembrava quasi tutto riuscito, le nostre storie, come raccontante da un bel libro trovavano il lieto fine: il “mostro” sembrava sconfitto. La città si divideva tra favorevoli, contrari, indifferenti… insomma, nell’aria c’erano tutti i buoni propositi per dar all’ultima pagina di questo racconto una conclusione e concederci pace.
In quei giorni ricordo Taranto, la mia città, diventare all’improvviso rovente; Erano mesi caldi non solo per l’avanzare della stagione estiva. La Città dei Due Mari si trasformava nel punto di incontro tra i giornalisti provenienti da tutte le parti del mondo, la notizia della fabbrica conquista i telegiornali, decide di scendere in campo perfino il Governo.
Passano i giorni assieme i mesi sul calendario, trascorrono gli anni. Decreto dopo decreto, la direzione intrapresa dalla politica mette ingabbia i sentimenti civili, riesce a far spegnere le speranze delle persone che avevano riposto fede nella causa.
Tra questi decreti, ce n’era uno che sanciva come lo stabilimento, alla consapevolezza di tutti quello che aveva reso contaminati innumerevoli terreni e a causa delle malattie regalato innumerevoli lutti alle famiglie, grazie la sua posizione di “impianto strategico” per interesse nazionale, dovesse continuare a mantenere attiva la sua funzione.

Ma a che punto è oggi il caso ILVA?
I minuti finali di questa partita pare si stiano giocando proprio in questi giorni. I destini degli acerrimi nemici dell’impianto a quelli favorevoli, tanto quanto i cittadini da sempre rimasti nel limbo dell’indifferenza, pare si stiano congiungendo in un unica narrazione. Negli scorsi mesi, nelle stanze del potere si sono verificati svariati incontri a Roma, il Nuovo Governo rompendo le consuetudini di quello precedente ha deciso di incontrare un po’ tutti: sindaci delle Provincie, sindacati, associazioni ambientalistiche e associazioni datoriali con il fermo intento di trovare una soluzione condivisa.
E’ verosimile credere che al momento della resa dei conti qualcuno rimarrà per forza scontento, anche se il sentimento di riscatto è ormai oggi quanto più necessario.
Giorno per giorno nella mutevole realtà cittadina, molti giovani in cerca di opportunità vanno via provando a mettersi in gioco altrove, molte attività chiudono e il tessuto sociale sta vertiginosamente invecchiando: l’età media dai 39 anni di qualche tempo prima oggi si verifica ai 44.

Ecco gli avvenimenti ricostruiti, frammento su frammento, riguardo una vicenda che sicuramente sarà destinata a riempire le pagine della storia del nostro Territorio e di certo non soltanto quelle. Il mio pensiero rimane quello di chiudere definitivamente lo stabilimento ed impiegare gli stessi addetti ai lavori nelle opere di bonifica andando oltre a chi in questi anni parlando della vicenda Ilva inquadrava in due schieramenti opposti operai e cittadini. La vera lotta dovrebbe vederli insieme fuori lo stabilimento per la costruzione di un futuro alternativo. A sancire cuciti gli uni agli altri gli anni di lotte, speranze e disillusioni che hanno legato in qualche modo tutti.
Una grande possibilità è indubbiamente arrivata. Sarà Taranto e la classe imprenditoriale Tarantina in grado di cogliere la sfida? Vedremo. La storia distoglie i suoi veli solo a chi è armato di coraggio.

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