Mi chiamo Francesco e sono ormai quattro anni che sono fuori casa. Vivo e studio odontoiatria all’Università Europea di Madrid.

Trovai questa università un po’ per caso, dopo essermi informato e dopo aver preso un appuntamento, decisi di partire. Una volta arrivato rimasi stupito dalla struttura e dall’organizzazione del campus universitario. Il mio sogno fin da piccolo era quello di diventare dentista, il primo anno dopo aver finito il liceo ammetto di aver tentato i test di ingresso ma il risultato non mi permise di entrare. Il secondo anno ritentai in Italia e nel frattempo decisi anche di tentare qui in Spagna. 

Ricordo che ero riuscito ad entrare nella graduatoria del San Raffaele, però il mio cuore da ventenne era totalmente preso dalla nuova avventura e della scoperta dell’ignoto di quel di Spagna. Dopo averne parlato con i miei genitori decidemmo insieme che la scelta migliore era quella di Madrid. Fomentava molto i nostri animi la sede così esteticamente curata e la possibilità di poter studiare in inglese per poi avere un titolo riconosciuto in tutto il mondo. 

La prima settimana in Spagna la trascorsi con i miei genitori, con la loro apprensione e la loro voglia di curare ogni singolo dettaglio per “lasciarmi” una base partendo dalla casa fino a tutte le piccole minuzie. 

Arrivò in seguito il momento in cui mi sono dovuto separare da loro. Ricordo ancora la sensazione di vuoto e di solitudine che mi prevalsero. Per la prima volta nella mia vita ero solo. Realizzai in quel momento che dovevo iniziare a cavarmela da solo, non c’era più la mamma che mi aiutava o il papà che mi risolve ogni problema, il tempo delle mele era finito ed io dovevo iniziare a maturare. 

Il primo anno non fu facile per niente, non conoscevo lo spagnolo, non avevo mai studiato tramite un computer e soprattutto ricordo le difficoltà che avevo nello svolgere le pratiche in università, però il mio cuore “avventuroso” mi portò subito a conoscere nuove persone e iniziare nuove amicizie. 

Già dal secondo anno iniziai ad entrare in carreggiata con esami e pratiche, studiare in una facoltà come odontoiatria o qualsiasi scienza Biomedica qui in Spagna non è semplice, bisogna dedicarsi anima e corpo, soprattutto perché la mia università pretende l’eccellenza.

Il carico di studio e le pratiche in sede universitaria però non mi hanno precluso di poter stringere amicizie che oggi definisco fraterne. In modo particolare ho stretto amicizia con un ragazzo mio coetaneo di Bergamo, Federico, con il quale spesso e volentieri ci troviamo insieme con tutta la nostra allegra “combriccola” per divertirci e passare delle belle serate in allegria. 

Sarò sincero: sono veramente orgoglioso e felice delle amicizie che ho stretto qui in Spagna, mi hanno aiutato a crescere e grazie a loro ho conosciuto ed apprezzato ancor di più tutte le varie culture. Nella mia università, infatti, vi sono studenti da tutto il mondo.

Il momento più difficile di questa mia avventura ancora in corso, è stato l’anno scorso con il primo “Lockdown”. Ricordo la paura e la preoccupazione dei miei genitori, i quali mi facevano pressione per un mio ritorno in Italia. Qui a Madrid i casi di Covid erano altissimi.  Per un senso di responsabilità presi la decisione di non mettere a rischio nessuno e rimasi qui. Ricordo cosa dissi a mio padre “papà se c’è anche la piccola possibilità di mettere a rischio voi ed i nonni, non mi muovo da casa.” A malincuore i miei genitori accettarono la mia decisione, anche la loro preoccupazione era elevatissima. Mai prima d’ora sentivo la lontananza di casa, ero di nuovo solo e questa volta contro un nemico invisibile. Passavo le mie giornate studiando e allenandomi per non atrofizzarmi. La polizia era sempre nelle strade e non vedeva di buon occhio gli italiani. Rimasi chiuso in casa uscendo unicamente per fare la spesa per andare in farmacia. 

Finalmente a luglio 2020 sono potuto tornare a casa. Era da gennaio che non vedevo la mia famiglia e rivedendoci abbiamo potuto gioire dopo nove mesi di lontananza e preoccupazione, pieni di euforia.

Una volta tornato qui in Spagna presi la decisione di candidarmi nel consiglio studentesco. Decisione presa all’ultimo momento per rabbia, poiché la rappresentanza studentesca uscente si era ricandidata nonostante gli scarsi risultati. Questa nuova avventura mi ha portato a conoscere nuove persone, le quali hanno sposato la mia causa, Davide e Guglielmo (al quale feci da testimone al matrimonio) con cui preparai il mio programma elettorale. 

Dopo vari discorsi e interventi arrivò il giorno del risultato. Ricordo che i miei amici vennero a svegliarmi alle 9 del mattino. Ero stato il più votato in tutta l’università. Un risultato totalmente inaspettato. Essere stato eletto nel consiglio studentesco ad oggi per me è il più grande onore che io abbia mai ricevuto.

In quanto rappresentante degli studenti mi sono prodigato nel miglioramento delle varie attività e nel miglioramento della struttura per garantire un livello ancor maggiore. Gennaio 2021 segnò però l’arrivo di una notizia infausta: la società che gestisce l’università decide di licenziare ben 275 insegnanti. Nonostante molti del consiglio studentesco non presero posizione, io iniziai ad oppormi. E per la prima volta grazie anche ad un gruppo di studenti universitari decidemmo di manifestare unendo per la prima volta sotto la stessa bandiera studenti ed insegnanti, poiché “el Alma verdadera que pulsa el espíritu universitario es la dos componentes de los estudiantes y de los docentes”. L’ERE si concluse, dopo molteplici trattative, con una riduzione drastica dei licenziamenti.

Non passa giorno dove non penso alla mia allegra cittadina di San Giovanni in Fiore.

Quando torno per le vacanze il tempo sembra passare troppo velocemente, ripenso ogni giorno agli affetti familiari ed agli amici che mi hanno accompagnato fin dall’infanzia. Nonostante io abiti in una capitale dove il divertimento e le opportunità sono infinite, il mio cuore non vede l’ora di poter tornare da professionista e la mia mente non vede l’ora di poter applicare tutte le esperienze passate e future sul mio territorio, perché dopotutto questo mio percorso l’ho intrapreso anche per poter applicare sulla mia realtà tutte le innovazioni che Madrid mi ha trasmesso ed insegnato. 

Ho scelto la strada più difficile, la strada in salita, lontano da quelli che sono i miei amici e quelli che sono i miei familiari, ma l’ho fatto per una crescita personale e professionale. 

Infatti, oggi posso dire con estrema sicurezza che il mio desiderio resta quello di tornare a San Giovanni in Fiore riabbracciando la mia famiglia senza avere il timore di dover ripartire, magari chissà troverò il coraggio di mettermi in gioco anche a San Giovanni in Fiore avendo come obiettivo quello di rompere le catene di una politica che ha soggiogato fin troppo la mia realtà di montagna relegando San Giovanni ad un ruolo secondario nella scena politica Calabrese. Ma per il momento tutto ciò resta una mia ambizione ed un mio sogno “rivoluzionario” nel cassetto. 

Ci tengo infine a ringraziare Luigi de Rosis e Ilaria Pizzolla di Dedalo Rivista per avermi contattato al fine di raccontare la mia esperienza. A loro mando un abbraccio dal profondo del cuore con l’augurio di future collaborazioni.

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