La fine del mese di settembre e l’inizio di ottobre 2021 hanno visto la grande attenzione della comunità internazionale agli eventi tenutisi a Milano in occasione della Pre-Cop26, l’incontro preparatorio alla Conferenza delle Nazioni Unite (COP26) che si terrà in novembre a Glasgow.

La Pre-Cop rappresenta l’ultima riunione ufficiale prima del vertice mondiale sul clima; i ministri dell’ambiente e dell’energia dei governi membri dell’UNFCCC (la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) definiscono in questa sede gli aspetti di strategia politica da condurre ai negoziati, approfondendo i temi chiave sugli accordi di Parigi in vista della Conferenza delle Parti 2021.

In concomitanza con il Pre-Cop26 Parliamentary Meeting 2021, tenutosi a Roma l’8 e il 9 ottobre, a Milano, capitale della moda e di recente vincitrice dell’ Earthshot Prize per il programma Food Waste Hub, proprio durante la frenetica settimana della fashion week 2021, sono stati ospitati gli eventi che hanno fatto da contesto all’incontro istituzionale preliminare.

Lo Youth4Climate 2021ha riunito 400 giovani selezionati dai governi membri dell’UNFCCC, organizzzti in gruppi di lavoro e dibattiti allo scopo di presentare le proprie proposte alla comunità diplomatica internazionale in vista dei negoziati di Glasgow.

Durante la manifestazione del FridayForFuture più di 50mila studenti hanno sfilato per le strade di Milano. In testa al corteo, Vanessa Nakate, giovane attivista sudanese, ha dichiarato sul palco: “Vengo da un Paese dove il cambiamento climatico sta mutando il territorio velocemente. Eppure il mio continente, l’Africa, non è responsabile delle emissioni”.

E’ ormai pacifico che il tema dell’emissione di sostanze inquinanti sia strettamente connesso alle conseguenze climatiche che queste hanno sui territori di tutto il mondo, compresi quei paesi che hanno limitate, se non nulle, capacità produttive.

A distanza di poco meno di vent’anni, le prospetive dell’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change – che nel 2001 prevedevano il picco massimo di emissioni di Co2 nel 2050, sono state aggiornate nell’agosto 2021, segnando invece entro il 2050 l’obiettivo di “emissioni nette 0” [1].

Ci si è accorti di quanto maggiori siano gli attuali danni causati dall’aumento delle temperature globali – anche in un piccolo intervallo di di 1,5° – 3° C – in alcune zone del pianeta piuttosto che in altre, a parità di aumento della temperatura globale. Questo comporta una forte sproporzione delle conseguenze locali legate al cambiamento climatico globale.  

Il rapporto IPCC 2021 [2] afferma che l’aumento globale delle temperature non è il solo aspetto problematico. Gli effetti dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo includono, soprattutto negli aggregati industriali, cambiamenti nei valori dell’umidità, nei venti, nella neve e nel ghiaccio, negli equilibri delle coltivazioni, delle aree costiere e negli oceani. Per le città, alcuni aspetti dei cambiamenti climatici possono risultare gravemente amplificati.

La Camera dei Deputati italiana ha stilato, in chiusura degli incontri preparatori ai negoziati di Glasgow, il dossier n° 178 del 6 ottobre 2021, sottotitolato “Le iniziative internazionali in vista della COP26 – Il quadro nazionale italiano”.

Il documento della Camera interviene a fronte di una copiosa documentazione parlamentare e di Governo (Decreto Clima D.L. 111/2019; L. 37/2019; D.L. 47/2020; D.L. 9 giugno 2020, n. 47; Legge di bilancio L. 160/2019; D.L. 22/2021; DEF e NaDEF 2021 – in aggiunta a numerose produzioni di commissioni e CDM). Di centrale rilevanza, all’interno della struttura normativa sulla materia, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC).

I testi normativi e la relativa documentazione prodotta non menzionano però alcun intervento specifico per Taranto, o che contempli la produzione di Acciaierie d’Italia S.P.A., che a Taranto conta il polo industriale più grande in termini di macchinari e dimensioni. Il DEF 2021 e l’allegato “Dieci anni per trasformare l’Italia” seppur prevedano ingenti programmi di spesa per lo sviluppo dell’area marittima e dei collegamenti ferroviari, stradali e portuali, non menzionano alcuna strategia o programma che possa far fronte a quella che a Taranto è diventata una emergenza perpetua.

Tantomeno, alcun riferimento viene effettuato all’interno della Relazione del MITE 2021 sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. Perdippiù, nel PNIEC viene specificamente affermato che “Le emissioni da processi industriali che interessano le produzioni di cemento, di calce e di acciaio non sono facilmente comprimibili in quanto direttamente proporzionali alle quantità prodotte, peraltro già basse dopo la prolungata fase di contrazione economica”[3].

Eppure, secondo le fonti ISPRA 2019, la produzione di acciaio resta uno dei fattori determinanti a contribuire all’emissione di Co2 nell’aria, non prendendo in considerazione, nel caso specifico di Taranto, decine di minerali e sostanze dannose per l’ambiente e per l’uomo che lo stabilimento, ora pubblico, continua ad immettere nell’aria e nel suolo.

Considerato che il trend di emissioni di Co2 nel settore siderurgico è in progressivo calo dal 1990 [4], Taranto continua ad essere non soltanto la città simbolo dell’inquinamento industriale ma, con gli oltre 12 milioni di tonnellate di CO2 emesse in un anno in atmosfera, può considerarsi il primo polo industriale in Italia per le emissioni di gas serra. La responsabilità di questi numeri risiede nel polo industriale dell’ex Ilva/Arcelor Mittal, Raffineria Eni e delle centrali termoelettriche ad esse pertinenti [5].

Sebbene il PNRR parli di “Transizione verso l’idrogeno” nel settore siderurgico, la quale sarà graduale e distribuita nel tempo, a nostro parere dovrebbero essere previsti programmi nazionali e locali che siano stabili, precisi e mirati per il territorio tarantino. I principi di diritto contenuti nella sentenza CEDU del 24 gennaio 2019 e nella recente sentenza della Corte d’Assise di Taranto del 31 maggio 2021 dovrebbero rappresentare il quadro di riferimento per la loro programmazione.

Riferimenti:

(1) S. CASERINI, il clima è (già) cambiato. Le conseguenze dei cambiamenti climatici non si valutano (solo) in punti PIL, in Altraeconomia, settembre 2021.

(2) Climate Change 2021, Le basi fisico-scientifiche: i cambiamenti climatici sono diffusi, rapidi e si stanno intensificando, IPCC focal point per l’Italia.

(3) PNIEC, p. 49.

(4) ISPRA, Intensita’ di emissione di anidride carbonica nell’industria siderurgica – Report 2019.(5) G. VERDE, SOS clima a Taranto, Legambiente, 14 luglio 2019

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