dECRETO rILANCIO
Curriculum dell'avvocato Angelo Fanelli

A tutela della regolare programmazione e gestione amministrativa e contabile, il comma 4 dell’art. 117 del D.L. “Rilancio Italia” (di cui si discute la conversione in Legge proprio in questi giorni), dispone la temporanea sospensione delle azioni esecutive nei confronti delle Aziende Sanitarie fino al 31 dicembre 2020. Ed a tutela del Cittadino che c’è? Secondo la previsione normative, di fatto, c’è la possibilità – molto concreta – di non poter procedere al recupero del credito vantato nei confronti delle Aziende Sanitarie e queste ultime potranno decidere quali debitori privilegiare nei pagamenti senza temere di subire azioni esecutive.

D: Caro avvocato, di recente ha avuto modo di esprimersi riguardo il recente “Decreto Rilancio” ed in maniera più approfondita sull’articolo 117 comma 4. Cosa non La convince?

Va premesso che la legislazione di urgenza, per sua natura, è priva di riflessioni approfondite, figuriamoci in un momento in cui l’intero pianeta è stato colpito da una simile emergenza sanitaria. Ben comprendendo la situazione cui ha dovuto far fronte il Governo italiano e, senza voler formulare valutazioni politiche, non poteva però passare inosservato il contenuto dell’art. 117 del cosiddetto Decreto Rilancio. Detta norma, nel disciplinare le disposizioni in materia di anticipo del finanziamento sanitario corrente e di pagamento dei debiti degli enti sanitari, al comma 4, recita testualmente «Al fine di far fronte alle esigenze straordinarie ed urgenti derivanti dalla diffusione del COVID- 19 nonché per assicurare al Servizio sanitario nazionale la liquidità necessaria allo svolgimento delle attività legate alla citata emergenza, compreso un tempestivo pagamento dei debiti commerciali, nei confronti degli enti del Servizio sanitario nazionale di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive. I pignoramenti e le prenotazioni a debito sulle rimesse finanziarie trasferite dalle regioni agli enti del proprio Servizio sanitario regionale effettuati prima della data di entrata in vigore del presente provvedimento non producono effetti dalla suddetta data e non vincolano gli enti del Servizio sanitario regionale e i tesorieri, i quali possono disporre, per le finalità dei predetti enti legate alla gestione dell’emergenza sanitaria e al pagamento dei debiti, delle somme agli stessi trasferite durante il suddetto periodo. Le disposizioni del presente comma si applicano fino al 31 dicembre 2020». Pare, pertanto, desumersi un blocco delle esecuzioni e dei pignoramenti – in corso e future – nei confronti delle Aziende Sanitarie, autorizzando gli istituti bancari che prestano il servizio di tesoreria, a disattendere finanche le pronunce dall’Autorità Giudiziaria che ordinano i pagamenti.

D: In virtù di di queste analisi, quanto può pregiudicare secondo Lei, il blocco di pignoramenti ed esecuzioni per le Aziende Ospedaliere sul servizio sanitario pubblico?

Ovviamente l’auspicio è che le Aziende Sanitarie procedano regolarmente con i pagamenti, ma, di fatto, la norma pare introdurre uno scudo di protezione che, inevitabilmente, rischia di frustrare il diritto alla salute ed alla tutela del credito. Viene da pensare, immediatamente al diritto al rimborso in favore dei pazienti trapiantati, ma anche a tutte le conseguenze sulle richieste risarcitorie per responsabilità da colpa medica. I cittadini, creditori delle Aziende Sanitarie, con questa norma si vedono negare, almeno sino alla fine dell’anno, il loro diritto di mettere in esecuzione i provvedimenti – sentenze e decreti ingiuntivi – della magistratura. Ma tale norma, oltre a penalizzare i diritti dei cittadini, come osservato negli scorsi giorni anche dall’Ordine dei Medici di Milano e da alcune associazioni, rischia anche di inibire le imprese fornitrici di beni e/o servizi alle aziende sanitarie, stante l’impossibilità di non poter ottenere neppure giudizialmente il pagamento dei crediti, con conseguenze importanti sulla sicurezza delle cure. Allo stesso modo, la norma in esame potrebbe privare della tutela del diritto di credito, almeno per un determinato periodo temporale, anche gli esercenti la professione sanitaria in regime di convenzione o, in genere, tutti quegli operatori sanitari che vantano dei diritti rispetto alle aziende sanitarie.

D: Dove si va a collocare, considerato l’attuale quadro normativo, il Decreto Rilancio? Esiste il rischio di futura anticostituzionalità del Decreto stesso?

Si tratta di un provvedimento che potrebbe creare un danno ai cittadini, ai pazienti, alle imprese ed ai medici. Ma la norma conosce già un precedente che, in passato, è stato censurato dal Giudice delle Leggi. Si tratta della legge 13 dicembre 2010, n. 220, articolo 1, comma 51, che aveva disposto l’impignorabilità dei crediti delle Aziende Sanitarie. In quella occasione, la Corte Costituzionale fu chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale di detta disposizione legislativa e, con la sentenza n. 186 del 12 luglio 2013, dichiarò l’incostituzionalità della norma, poichè si poneva in contrasto con l’art. 24 Cost. in quanto venivano vanificati gli effetti della tutela giurisdizionale già conseguita dai numerosi creditori delle aziende sanitarie procedenti nei giudizi esecutivi e, inoltre, si determinava lo sbilanciamento tra le posizioni in gioco, esentando quella pubblica dagli effetti pregiudizievoli della condanna giudiziaria, con violazione del principio della parità delle parti di cui all’art. 111 Cost.

Conclusioni

Sarebbe auspicabile l’epurazione di detta norma dalla legge di conversione, in ossequio all’obbligo di porre al centro del Sistema Sanitario la dignità persona e la valorizzazione della professionalità degli operatori sanitari. Nel nostro piccolo stiamo provando ad attirare l’attenzione sulla vicenda e con una collega, l’avv. Venezia, abbiamo avviato delle interlocuzioni con alcune associazioni. Altri colleghi, anche loro esperti della materia, sono intervenuti nella stessa direzione ed è stata importante la presa di posizione dell’OMCeO di Milano. Però tutto questo potrebbe non essere sufficiente. Sul punto le audizioni delle parti sociali saranno fondamentali per far emergere una criticità su cui c’è un dovere civico, prima che politico, di intervenire. Un dovere di salvaguardia della Carta costituzionale.

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